Buongiorno! Oggi sono particolarmente euforica perché sono riuscita a strappare un’intervista a uno scrittore per me importantissimo!! Sarò di parte, premetto, perché si tratta di.. Nicola Bertocchi, ebbene sì! Mio fratello 💖!!

Non so se qualcuno di voi ha già letto il suo primo libro, in ogni caso oggi vi darò qualche info in più. Parlemo della sua esperienza e, se vorrà, ci darà qualche utile consiglio! 😉

Siamo nella bella Parigi, dove Matteo vive e lavora e Davide invece si trova per una breve vacanza. I due protagonisti si incontrano per caso al museo di Rodin, dopo 15 anni di lontananza. Ritrovano fra di loro l’amore che avevano lasciato e decidono di intraprendere un nuovo cammino insieme. Le famiglie saranno il loro unico vero ostacolo che dovranno riuscire a superare senza cadere.

Ciao Nic grazie della disponibilità!

Ciao a voi!!! Figurati, è un piacere per me! Credo che nemmeno io e te abbiamo mai approfondito questa mia esperienza, quindi ben venga!

Benissimo, allora raccontaci un po’… Quando hai sentito la necessità di scrivere per la prima volta?

Non c’è un momento esatto, cominci scrivendo il diario da bambino, poi due appunti sul tuo stato d’animo o su quanto successo durante la giornata e lo senti talmente naturale che scrivi anche quando non hai granché da dire, a volte persino a te stesso. È un modo di comunicare all’esterno quello che a parole è più difficile da dire o da esprimere. La scrittura, anche di getto, è più lenta e riflessiva della parola e permette di fissare idee che normalmente si esprimerebbero con figure, immagini o parole più semplici, più elementari e molto esplicite.

Quindi, AMORE SANTO è il tuo primo scritto o ci dei sono precedenti inediti?

Ci sono altri tentativi precedenti, finiti miseramente in un cassetto o nel caminetto (i momenti di sconforto ci sono per tutti ) . Però è da Amore Santo che ho capito che forse quanto scrivo non esprime qualcosa solo a me stesso, ma anche ad altri, che possono quindi trarne qualcosa. Da allora conservo ciò che scrivo anche perché avendo sempre meno tempo, diventa tutto molto riflessivo e significativo. 

Vuoi dire ai nostri lettori se la trama è autobiografica, familiare o estranea alla tua vita?

La trama è a tratti autobiografica, nel senso che le sensazioni, le immagini di Parigi, la bellezza di certi luoghi sono frutto della mia esperienza. Come anche certe parti di vissuto della quotidianità e della convivenza di coppia. Per il resto ho pizzicato dalla fantasia, dall’esperienza di altri amici o conoscenti e poi un po’ di immaginazione.

feltrinelli amore santo

Alla presentazione del libro io ovviamente ero presente e ricordo che eri particolarmente “vivo”. Era adrenalina?

Molta adrenalina perché per quanto uno creda nel proprio scritto, improvvisamente non sarà più solo tuo e quindi sarà anche oggetto di critiche e di commenti, positivi e negativi.

“Quello che sto scrivendo, piacerà al pubblico?” è una domanda che ti sei mai posto oppure no?

Me lo chiedo ogni volta che scrivo qualche frase: ci sarà qualcuno che leggendo queste parole avrà qualche tipo di reazione? Ci sarà qualcuno che vorrà investire del tempo per leggere ciò che scrivo? Ma poi capita che qualcuno legga, per la prima volta, un tuo pezzo e ti dica che è molto bello e che potrebbe piacere anche ad altri. Da lì parte tutto il progetto di veder pubblicato qualcosa di tuo: non ti renderà ricco, ma qualcuno starà leggendo le parole che tu hai cercato, scelto e messo in fila. Questa è la soddisfazione, oltre al fatto che una volta pubblicato, quel pezzo non è più tuo ma appartiene a chiunque lo legga e se lo immagini come vuole, i colori, gli odori, i personaggi e persino la storia a volte.

Io, quando scrivo brevemente per il mio blog, racconto perlopiù di cose appena vissute, o di ricordi, o di libri, o di “come fare a”! Quanto è difficile invece dare una trama ad un racconto? Ma soprattutto dare una descrizione a qualcosa che non abbiamo davanti agli occhi!?

E’ difficile da spiegare. Quando scrivo non immagino qualcosa davanti agli occhi, ma è una percezione. La trama a volte è stentata e fatica a prendere forma e non capisci dove ti sta portando, altre volte si forma senza che apparentemente tu ne abbia parte. Mi è capitato di scrivere pagine e pagine che poi ho cancellato o buttato perché capivo che non stava andando nella direzione giusta o non stavano portando a nulla di bello e leggibile. Altre volte invece la prima stesura è già pressoché pronta per essere messa con il resto perché aveva in sé la forma e il filo del discorso.

Scrivere, diventare uno scrittore possiamo anche dire, era un tuo sogno o un desiderio, una passione che rispunta qua e là mentre vivi tua vita?

Scrivere è un’esigenza più che altro, un’impellenza. A volte solo per riordinare le idee, non necessariamente scrivendo di cose che stanno accadendo, ma dando forma ad una storia creata. Ti dà la sensazione di poter mettere in ordine le cose, il bene e il male se così vogliamo vederla. Diventare uno scrittore è un’altra cosa per me, nel senso che dovrei poter vivere di ciò che scrivo, che è ben lontano dalla realtà, quindi mi piace pensare che scrivo ritagliando il tempo da altro.

So che questa passione per la scrittura comunque prosegue e che hai scritto un secondo libro, giusto? Che ancora non è andato in stampa. La trama è distante dal tuo primo o tratterà gli stessi temi? Un’anticipazione????

Esatto, ora c’è un’opera inedita che sto aspettando di riuscire a pubblicare ma manca “qualcosa” che sta uscendo, pian piano e faticosamente, dall’ombra della pagina bianca.

La trama di questo secondo libro è distante dal primo per avvenimenti e sentimenti; è più articolato, più profondo e più di introspezione, forse. Affronta il dolore e anche l’amore, nuovamente. Ma d’altra parte di cosa vale la pena scrivere se non dell’amore in tutte le sue forme e percezioni? Anticipazione? Giammai! Se tutto procede spero di poter leggere la tua recensione sul secondo libro in realtà!

Ahahahahah, lo farò volentieri!!!

Ma a proposito di temi, quanto è difficile oggi affrontare il tema dell’omosessualità? E’ ancora un tabù o le cose sono un po’ cambiate?

E’ ancora difficile, perché ci sono forse più stereotipi che resistenze. Nella realtà la società ha incluso l’omosessualità nel vissuto, persino nel quartiere di periferia. Ma affrontarlo per iscritto e quindi scegliere di trattare di un tema molto specifico può essere premiante (se capito e affrontato con maturità) o penalizzante (se visto come l’ennesima ghettizzazione e rivalsa di diritti, ecc). E’ una situazione ancora confusa per certi aspetti, ma migliora ogni volta che se ne può parlare con serenità e tranquillità.  

Nella tua vita hai intrapreso strade anche molto diverse tra loro, che ti hanno dato sempre nuovi punti di vista, maturato e reso un uomo culturalmente ed emotivamente più ricco. Confermi?

Confermo decisamente! Ho avuto la fortuna di intrecciare la mia strada con molte persone diverse, di estrazione, cultura e bagaglio diverso. Mi sono sempre piaciute le storie, ascoltare i vissuti delle persone, le loro piccole povertà e ricchezze. Paradossalmente diventano le mie povertà e le mie ricchezze perché l’ascolto ci mette sullo stesso piano e possiamo entrare in una sorta di comunione. E’ come le scie sulla neve, per un po’ si affiancano, poi si incrociano, e poi si separano o continuano insieme, ma rimangono i solchi nella neve. Questo mi piace pensare: che chiunque abbia qualcosa da raccontare e che io abbia sempre qualcosa da ascoltare.

Cosa ti senti di dire ai nostri lettori che sono imprigionati nell’analisi dei pro e dei contro per decidere se intraprendere una strada nuova, senza certezze?

Domanda difficile, perché io stesso sono perennemente al bivio senza certezze. Io mi regolo riflettendo in questo modo: quella che farò è l’unica scelta che potrei fare, altrimenti ne farei un’altra. E’ un po’ da predestinazione, ma per me si è rivelata vera questa concezione. Se una persona cerca e tende a ciò che è buono e vero, la strada si farà vedere da sé. Se non si mostra significa che non è ancora il tempo di scegliere e di prendere la decisione.

Mi trovi molto d’accordo.

Ma veniamo all’ultima. fatidica domanda, che non poteva mancare… “Da grande sei felice”?

Eheheh… La felicità è un lavoro quotidiano, io credo. Mi ci impegno e ogni sera mi dico che ho fatto del mio meglio per essere felice e per rendere felici le persone che mi circondano. A volte le scelte che si devono fare nella vita sono faticose o dolorose, ma se il fine è la felicità, tutto sarà servito a farci crescere e diventare migliori.

Grazie ancora Nic del tuo tempo e dei tuoi consigli!

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Buon lunedì e alla prossima settimana!

Barbara

 

Barbara

Il mio nome è Barbara e a mio parere ho sempre 25 anni anche se all’anagrafe me ne danno almeno una decina in più!

Sposata, ogni giorno mi alzo per… fare la mamma.

Proprio così, questa è la missione – passatemi il termine – che mi sono scelta dopo aver dato alla luce il mio primo bambino.

Un giorno mi son svegliata e ho pensato che quello che facevo per la mia famiglia sarei stata felice di farlo anche per gli altri.

Così è nato il mio Blog e la mia collaborazione attiva con D di Donna

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