Eccomi qui come promesso, tra computer, carta e penna… a raccontarvi di un libro che ho letto qualche mese fa e che mi ha lasciata senza fiato: non dirmi che hai paura samia Non parleremo di numeri, né di premi, né di “fatti realmente accaduti”, perché son cose che troverete tranquillamente sul retro della copertina o dovunque sul web. Quello che invece vorrei fare è descrivervi gli aspetti che mi hanno incollato alle pagine di questo libro.La protagonista di questa storia vera è Samia Yusuf Omar, con la A lunga come lo pronunciava aabe, suo padre, una bambina nata in Somalia, a Mogadiscio, poco dopo l’inizio degli scontri politici e religiosi che devastarono il suo Paese.La guerra è nata con lei e non la spaventa, Samia la vede come una sorella maggiore e per questo non la ucciderà dentro.Nonostante la cattiveria disumana che la circonda, con il suo carattere determinato, Samia farà di tutto per raggiungere il suo obiettivo, il motivo per cui si sente di essere venuta al mondo. “Avevo la convinzione che un giorno avrei vinto le Olimpiadie che quel giorno avrei davvero guidato la riscossa delle donne islamiche”  Tra le righe si percepisce che Samia si sente una bambina fortunata: ha un padre che continua a spronarla, lasciandola inseguire i suoi sogni e sperando in un futuro per lei migliore; ha un grande amico, Alì, che nulla chiede se non di poterle stare accanto per aiutarla ad essere felice; ha un cuore pieno di passione per la corsa, di quelle passioni pure, semplici, guidate dal cuore e spinte dalla mente. “Negli ultimi dieci metri ho messo tutto quello che mi aveva portato su quella pista.Ho messo gli sforzi, gli allenamenti, la devozione, le paure,le frustrazioni che provavo da almeno sette anni.Ho rivisto Mogadiscio come una gabbia da cui finalmente ero riuscita a scappare per correre libera.E ho vinto.Di nuovo” Questo cuore così colmo di amore per le sue radici sarà ciò che aiuterà Samia a superare tante difficoltà, con una forza e una tenacia che poche persone hanno, insieme alle parole di suo padre, che riporterà alla mente nei momenti più difficili e che lei stessa insegnerà ad altri “Non dire mai che hai paura, Samia, perché se no la paura, quel brutto mostro, non se ne va più” La figura del padre è molto presente, rappresenta una colonna sulla quale Samia può davvero contare, almeno finché ha potuto.E’ una presenza dolce, avvolgente, che dona sicurezza anche al lettore. ​Posso dire con certezza che è una storia forte: entra nel cuore non soltanto perché è vera, non soltanto perché si tratta della vita di una piccola donna, ma perché è ciò che accade realmente in quella e in altre parti del mondo. E’ ciò che a volte leggiamo sulle testate dei media ma che quasi non riteniamo possibile perché nascosta dietro a una lontananza di tempo e di realtà che fatichiamo a comprendere. E’ ciò che succede a vite piene di terrore, ma anche di speranza… quella che va oltre la paura, oltre la guerra, oltre l’essere maltrattati fino allo sfinimento come animali, quella che fa credere di poterci riuscire, di poter trovare, un po’ più in là, la salvezza, una vita normale Normale… per noi è una parola che non esiste quasi più, perché tentiamo troppo spesso di raggiungere l’unicità.Normale… nemmeno per loro esiste… ma perché è un sogno, a volte addirittura un miraggio dietro il quale si nasconde un mare che inghiotte. “Il Viaggio è una cosa che noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che lo hanno fatto , oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. E’ come una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno, o due” E’ un libro che consiglio assolutamente, perché lascia il segno. Scritto con delicatezza e rispetto da un uomo che questi temi se li porta dentro, nel cuore. Aspetto la vostra opinione qui sotto, nei commenti! Un abbraccio, a lunedì! Barbara  

Barbara

Il mio nome è Barbara e a mio parere ho sempre 25 anni anche se all’anagrafe me ne danno almeno una decina in più!

Sposata, ogni giorno mi alzo per… fare la mamma.

Proprio così, questa è la missione – passatemi il termine – che mi sono scelta dopo aver dato alla luce il mio primo bambino.

Un giorno mi son svegliata e ho pensato che quello che facevo per la mia famiglia sarei stata felice di farlo anche per gli altri.

Così è nato il mio Blog e la mia collaborazione attiva con D di Donna

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