La Trilogia della Città di K.

la trilogia della città di k

Oggi parleremo di Agota Kristof e del suo romanzo composto da tre racconti:

TRILOGIA DELLA CITTA’ DI K.

LA TRILOGIA DELLA CITTA' DI K.

 

E’ stato definito un capolavoro della letteratura contemporanea, un romanzo imperdibile, una rara produzione letteraria. Mi trovo totalmente d’accordo.

Quando Il grande quaderno apparve in Francia a metà anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivelava un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato dalle armate straniere, due gemelli, Lucas e Claus, scelgono due destini diversi: Lucas resta in patria, Claus fugge nel mondo cosiddetto libero. E quando si ritroveranno, dovranno affrontare un Paese di macerie morali. Storia di formazione, la Trilogia della città di K ritrae un’ epoca che sembra produrre soltanto la deformazione del mondo e degli uomini, e ci costringe a interrogarci su responsabilità storiche ancora oscure.

La storia è ambientata durante la guerra in un paese dell’Est, ma non viene specificata alcuna città.

Il primo racconto, IL GRANDE QUADERNO, parla della vita dei due gemelli Lucas e Claus, affidati alla nonna, soprannominata la Strega. Non nutre alcun affetto per i nipoti e invece di prendersi cura di loro li maltratta, è dura e scorbutica, costringe i fratellini a lavori pesanti e non contenta li insulta e li percuote spesso e volentieri. I due bambini dovranno imparare a gestire le difficili e dure situazioni del mondo esterno, rapportandosi con gli adulti e con le violenze che questi commettono. Si abitueranno a gestire il dolore e l’umiliazione attraverso riti quasi autolesionistici, diventando ogni giorno più freddi e spietati. Si affideranno solo l’uno all’altro, consapevoli di essere le uniche persone sulle quali poter fare affidamento.

 Nostra Nonna è la madre di nostra Madre.

Prima di venire ad abitare da lei non sapevamo che nostra Madre avesse ancora una madre.

La chiamiamo Nonna. La gente la chiama la Strega.

Lei ci chiama figli di cagna

Dal secondo racconto, LA PROVA, il lettore saprà che i due bambini sono separati e vivrà i soli racconti di Lucas, fino a metà del terzo racconto, LA TERZA MENZOGNA, quando Claus tornerà e porterà con se una nuova versione della storia.

Mi metto a letto e prima di addormentarmi parlo mentalmente a Lucas, come faccio da molti anni. Quello che gli dico è più o meno la stessa cosa di sempre. Gli dico che se è morto, beato lui, e che vorrei essere al suo posto. Gli dico che gli è toccata la parte migliore e che sono io a dover reggere il fardello più pesante. Gli dico che la vita è di un’inutilità totale, è non-senso, aberrazione, sofferenza infinita, invenzione di un Non-Dio di una malvagità che supera l’immaginazione.

Si tratta di un racconto definito anche labirinto, poiché si intrecciano avvenimenti tra i quali il lettore dovrà sapersi muovere e soprattutto che dovrà imparare a gestire. Proprio così. Agota Kristof utilizza infatti un linguaggio narrativo assai crudo, spesso “colorito”. Guarda e spiega il mondo con gli occhi di un bambino ma di un bambino “cattivo”. Dietro questo stile si nasconde la profonda rabbia e il profondo dolore che un piccolo essere umano nutre nei confronti di adulti intolleranti, spietati, crudeli.

In una intervista l’autrice ha dichiarato che IL GRANDE QUADERNO è nato da piccoli racconti autobiografici sulla sua infanzia vissuta assieme al fratellino durante la Seconda Guerra Mondiale: “Poi cambiai il mio nome e quello di mio fratello e trasformai i personaggi in due maschi e poi in due gemelli. Da quel momento non scrissi solo di cose da me vissute ma cominciai a immaginare altro. Lasciai l’autobiografia e riorganizzai quei capitoli per uno struttura romanzesca”

Inutile dire quindi che Agota Kristof, riesce perfettamente a trasmettere emozioni e realtà e il lettore si sentirà in alcuni passaggi proprio come i due protagonisti: smarrito e senza alcun punto di riferimento

E’ solo una menzogna. Lo so benissimo che in questa città, da Nonna, ero già solo, e anche allora me lo immaginavo soltanto che fossimo in due, io e mio fratello, per sopportare l’insopportabile solitudine.

Il ritmo e la struttura narrativa crescono insieme ai gemelli. Il primo racconto infatti ha tutte le caratteristiche di una fiaba, di una fiaba oscura, arrivando poi con il terzo racconto ad essere un vero e proprio racconto letterario.

Un romanzo da non perdere, che ha tutte le carte in regola per essere appunto definito un capolavoro!

 

… Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient’altro.

Un libro geniale o un libro mediocre, non importa,

ma colui che non scriverà niente è un essere perduto,

non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia. ….

 

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Attendo di sapere il vostro parere! Buon lunedì!

Barbara

2 thoughts on “La Trilogia della Città di K.

  1. Un romanzo che ho adorato. Poi l’ho prestato. Me l’hanno lanciato indietro dandomi della pazza 😅! Non per tutti, insomma. I contenuti sono molto forti, ci sta che per alcuni siano “eccessivi”. Ma veramente grandiosa la scrittura e la struttura, questo è certo. Bella recensione, e grazie per avermi fatto ricordare questo libro!

    1. Grazie a te di aver letto la mia recensione! E’ vero… non è per tutti. Ci vuole un certo “spirito d’avventura” per cogliere la bellezza di questo romanzo. Un abbraccio e a presto!

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