N5 non è né un profumo né un mambo

francy e katy g

Bentornate mie care Lettrici!

E’ un onore per me non solo essere la prima a pubblicare nel nuovo sito di D di Donna, ma anche perché oggi sono ospite nella rubrica della nostra Barbara.

Oggi non sarà diverso, perché voglio parlarvi di N5 non è né un profumo né un mambo, non solo di un libro, a cui ho avuto l’onore di essere invitata alla presentazione, ma voglio parlarvi di una donna, Katiuscia Girolametti, nota al mondo social come Katy G, la quale ha avuto la forza, ma nello stesso tempo l’umiltà di affrontare un tema, che diciamolo spaventa molte persone:

La Disabilità

 

Con il suo libro N5 non è né un profumo né un mambo, la stessa autrice ha voluto creare un ponte tra quello che è un mondo invisibile e la società di oggi, e lo fa con un quesito:

 

Ma perché non è il mondo esterno ad adattarsi ai disabili e non il contrario?

La stessa autrice si da una risposta: per semplice paura, perché la disabilità crea paura nell’essere umano, e con il suo libro ha voluto costruire un ponte come da lei più volte sottolineato durante la presentazione per avvicinare la due realtà.

La presentazione si è svolta nel centro Divento Grande Onlus a cui oltre alla scrittrice erano presenti la Dottoressa Paola Giosuè e il Professor David Delacato, il quale grazie al suo intervento, ha descritto con parole semplici, come era vista e vissuta anni fa la disabile e come è vista e vissuta oggi, i passi da giganti che la scienza ha fatto per poter arrivare a risultati straordinari e di quanto cammino ci sia ancora da fare.

La domanda però che ci si pone, soprattutto da mamma è “come può una mamma che non è un medico, curare il proprio bambino?”

Noi lo abbiamo chiesto direttamente a lei, a Katy, che con una serenità che quasi spiazzava e con una forte empatia ha risposto alle mie domande.

 

  • Durante la presentazione hai detto che Daniele ha iniziato a manifestare qualcosa verso i 6 mesi, molte mamme e papà fanno finta di non vedere, soprattutto quando sono cosi piccoli, arrancano spesso scuse per evitare di scoprire la verità. Tu dove hai trovato il coraggio per andare a fondo e scoprire cosa nascondevano quei sintomi?

Daniele è un bambino nato da un parto d’urgenza prematuro, un bambino miracolato in una notte d’estate, nato dopo due aborti, dopo che mi è stato diagnosticato di non avere alte possibilità di avere figli.

Nonostante i primi giorni di vita non manifestasse sintomi abbiamo dovuto, per prassi clinica, affidarsi ad una struttura pediatrica più importante sul territorio di Roma.

Proprio con loro è stato avviato un percorso per monitorare lo sviluppo neurologico e motorio, quindi la sua disabilità non mi ha colpito all’improvviso perché scoperta gradualmente, accettata, amata per la sua imperfezione e mentre i medici cercavano una diagnosi io la notte mi svegliavo per accertarmi che quel bambino fosse realmente lì, mio figlio…

Ancora oggi quando lo guardo mi chiedo come posso aver creato tanta bellezza.

 

  • Come si combatte con un sistema che non accoglie la disabilità, ma che troppo spesso è lasciata ai margini, basta pensare agli insegnanti di sostegno che sembrano svanire nel nulla, o peggio ancora che vengono assegnati solo per una parte delle ore scolastiche?

Con le leggi e se le leggi non ci sono bisogna farle, per fare le leggi c’è bisogno di persone pronte a sporcarsi le mani (termine coniato da Franco e Andrea).

Bisogna tornare ad essere più umani, fare rete, tornare al volontariato, tornare a divulgare messaggi positivi e d’integrazione, molto di questo lavoro viene oggi fatto dalle associazioni presenti sul territorio, ma è poco, serve il contatto umano, servono braccia per aiutare.

Doniamo di più al prossimo non in quantità di denaro ma bensì di tempo, d’amore, di ascolto.

Una società aperta non sarà mai povera, una società che accoglie insegna la ricchezza ai capitani del mondo futuro, i bambini.

 

  • Grazie all’Associazione la Mano Tesa, a cui hanno partecipato alla presentazione, ho scoperto che è consigliata un’alimentazione specifica, evitando alcuni alimenti e consigliandone altri, tu sei una mamma che lavora, come fai a pensare a tutto? Soprattutto ad un’alimentazione specifica?

I primi tempi è un po’ difficile ma poi ci si prende la mano e diventa abitudine mi viene in mente il brano di Giada Sundas “ci saranno giorni…” ed è realmente così.

 

  • Negli ultimi anni l’autismo è associato ai vaccini, al fatto che sono dannosi e che possono essere la causa scatenante dell’autismo, tu cosa ne pensi?

Il tema vaccini è molto delicato e soprattutto scomodo, io credo che il vaccino di per sé non sia assolutamente dannoso, i bambini devono essere vaccinati ed è giusto che la sanità imponga multe e controlli.

Però d’altra parte io da genitore esigo una prevenzione neonatale sicura e affidabile che non si limiti alla semplice visita pediatrica in quanto se da un lato non esiste il danno da vaccino dall’altro esiste uno storico medico testimoniante che un paziente psichiatrico o con un deficit immunitario possa aggravare la sua condizione in seguito ad esso.

 

  • Quella sera ho conosciuto Manuel un bambino sereno e felice, ed il merito è solo tuo e di tuo marito, come si fa a far capire ad un bambino la disabilità di un fratellino?

Riguardo Manuel, beh ai bambini non va spiegato nulla, lui con noi vive la diversità come normalità, l’essere sibling gli ha donato un’arma potente: la sensibilità, sarà lui a decidere se usarla come forza o debolezza.

 

Mie Care Donne lei è Katy G, e anche se la disabilità non fa parte della nostra vita quotidiana, vi consiglio di leggere il suo libro, perché lei è quel genere di donna che a me piace definire rock, forte, è una donna capace di trasmettere forza e grinta e se come tante vignette sui social definiscono la vita da mamma come quella di una rockstar, lei è una Rockstar con la R gigante!!!!

Grazie a Barbara per avermi ceduto la sua poltrona!

Alla prossima

Francy

 

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