Tommy è la mia ombra silenziosa

Il 3 Dicembre si celebra la giornata internazionale della disabilità, giornata in cui ogni forma di disabilità, appunto, dovrebbe essere ricordata, compresa ed accettata. Ogni anno invece, per troppe persone, le 24 ore del 3 Dicembre sono uguali a tutte le altre ore di un altro comunissimo giorno.Ecco allora che vorrei accompagnarvi questa settimana con una lettura toccante. Una storia vera narrata da un padre che non cerca compassione, bensì genitori come lui che hanno bisogno di qualcuno a cui confidare le proprie difficoltà e il proprio dolore, e persone comuni che invece della disabilità vogliono capirne qualcosa in più, per comprendere ed accattare.  “UNA NOTTE HO SOGNATO CHE PARLAVI” è la voce di un padre che impara a dialogare con il figlio senza l’uso della parola. Tommy, fin da piccolo è un bambino taciturno e le speranze del padre ben presto crollano di fronte alla realtà. E’ un bambino autistico. Lui non usa la parola per esprimersi, ma il corpo, in ogni suo minuscolo muscolo.  Nicoletti in questo libro racconta della loro quotidianità che poche volte è paragonabile alla nostra. Il più delle volte ha a che fare con medici, terapeuti, assistenti sociali, con discussioni per ottenere il cartellino per il parcheggio dei disabili, con argomentazioni circa la vita sessuale di un figlio che si rivela sempre più prepotentemente uomo. Ha a che fare con altri figli normo dotati ai quali si teme di togliere delle attenzioni.E’ un lungo percorso quello che Nicoletti compirà con suo figlio, un percorso pieno di difficoltà, di pregiudizi e di “credenze popolari” ma alla fine insieme arriveranno ad una sintonia perfetta.  “Il padre di un autistico di solito fugge. Quando non fugge, nel tempo lui e il figlio diventano gemelli inseparabili. Tommy è la mia ombra silenziosa”  Nicoletti infatti non fugge, resta. Resta accanto a suo figlio e con lui compie ogni piccolo gesto di ogni singola giornata.  Dall’autismo non si guarisce, si può solo sperare di migliorare sensibilmente nelle piccole cose di ogni giorno e questo l’autore cerca di metterlo in chiaro più e più volte. Lo sottolinea per quei genitori che vorrebbero trovare lo specialista che farà diventare il proprio bambino “quasi normale”. Ma nessuno potrà farlo. L’unica cosa possibile è insegnargli ad affinare tecniche nelle piccole cose, come allacciarsi le scarpe o svolgere altre attività alle quali riescono ad avvicinarsi.Lo sottolinea anche per chi di figli autistici non ne ha… e resta alla larga da questa disabilità, quasi fosse “contagiosa”. Ma non lo è. Nella maggior parte dei casi deriva da fattori genetici; non è una malattia e di certo non è contagiosa. Sempre  in tema disabilità, un libro che non ho letto ma che farò presto e che vi consigli di acquistare è: MIO FRATELLO RINCORRE I DINOSAURI. Qui chi parla è Giacomo, il fratello di Giovanni, affetto da sindrome di Down. Anche in questo libro viene raccontata la vita di un normo dotato che impara a far propri i meccanismi relazionali di una persona disabile. Sicuramente lettura interessante e toccante.  Vi lascio quindi con questi spunti di riflessione, per comprendere meglio una realtà che purtroppo ancora oggi rappresenta un tabù. Personalmente credo che più si riesca ad avvicinarsi a loro, più si abbia da imparare, perché loro vivono ora, il presente, dando tutto ciò che hanno senza chiedere nulla in cambio. Lezione di vita. Barbara

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